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La madre lingua? Arriva dai padri!

15 Set 2011 08:21 | Scienza e tecnologie

Ricerca dell'Università di Cambridge, la lingua parlata ai giorni nostri trasmessa essenzialmente per via maschile

La diffusione e i cambiamenti delle lingue parlate nel corso dei secoli nelle varie aree della Terra sono apparentemente un enigma piuttosto arduo da risolvere, ma una ricerca dell'Università di Cambridge, basata su studi genetici e sull'analisi dei flussi migratori, svela che i mutamenti linguistici sono un fenomeno nel quale i maschi hanno ricoperto un ruolo determinante. 

Per ricostruire le modalità della trasmissione linguistica Colin Renfrew e Peter Foster, a capo della ricerca, hanno esaminato i marcatori genetici di numerose comunità sparse per il pianeta. Va considerato che questi ultimi sono specifici a seconda del sesso di appartenenza: per i maschi si tratta del cromosoma Y, mentre per le femmine è il Dna mitocondriale. In buona sostanza si tratta delle parti del corredo cromosomico di entrambi i generi che passano immutate ai discendenti. In base a questo tipo di tracciatura genetica, per esempio, attualmente si ritiene che lo 0.5 per cento dell'intera popolazione maschile mondiale possieda lo stesso cromosoma Y appartenuto al condottiero e sovrano mongolo Gengis Khan. Uno degli esempi che i ricercatori britannici citano a sostegno delle loro tesi è quello che riguarda gli antichi flussi migratori dei Polinesiani verso i territori della Melanesia, a seguito dei quali si sono formate piccole aree lungo la costa della Nuova Guinea nelle quali si parlano l'uno o l'altro idioma. Gli studi genetici condotti su queste popolazioni hanno dimostrato che i livelli di Dna mitocondriale polinesiano sono attorno al 40/50 per cento indipendentemente dalla lingua parlata, mentre il cromosoma Y è stato rilevato quasi esclusivamente dove si parla il polinesiano, ma è praticamente assente dove si comunica in melanesiano. 

Per comprendere l'incidenza dei maschi sui mutamenti linguistici è opportuno ricordare che questi sono avvenuti a seguito di flussi migratori che generalmente erano a forte (se non assoluta) componente maschile. Si poteva trattare di guerrieri o di semplici agricoltori ma, in ogni caso, nel corso dei secoli gli uomini si spostavano in nuovi territori in un numero decisamente superiore a quello delle donne. Il sovrannumero di maschi nei gruppi di migranti faceva si che questi si sposassero con donne locali e che all'interno delle famiglie che si venivano a formare la lingua parlata fosse proprio quella del capofamiglia. Inoltre è bene tenere presente che, per ragioni prettamente biologiche, i maschi possono avere un numero di figli nettamente superiore a quello delle donne. 

Secondo Peter Forster il risultato più sorprendente della ricerca è quello di arrivare a smentire una delle espressioni più usate per descrivere il linguaggio nativo: «In qualunque idioma il concetto di madre lingua è fortemente radicato nell'immaginazione popolare e forse questa è la ragione per la quale per molti anni il ruolo dei padri, o più probabilmente di specifici gruppi di maschi di successo, non è stato riconosciuto dai genetisti. Le donne preistoriche adottavano prontamente il linguaggio degli immigrati maschi, soprattutto se i nuovi arrivati erano combattenti valorosi o agricoltori in grado di garantire uno status più elevato».

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